LXVI CAPITOLO GENEALE Fatebenefratelli – Conclusioni

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Dedichiamo questo inserto alla celebrazione del recente Capitolo Generale dell’Ordine che ha visto l’elezione a Superiore Generale di fra Donatus Forkan. Credo pertanto opportuno lasciare questo spazio ad una sintesi della Lettera di Natale che il nuovo Generale ha inviato a tutto il mondo dei Fatebenefratelli. 

“Vi do la mia pace”(Gv 14, 27) 

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donatus-forkan-oh-150x150Cari Confratelli, Collaboratori, malati e quanti serviamo attraverso il carisma dell’Ospitalità, amici dell’Ordine, con questo mio primo Messaggio di Natale desidero salutare tutti coloro che fanno parte della nostra Famiglia Ospedaliera, che sono a noi legati o che usufruiscono dei nostri servizi, ovunque essi siano. Il Natale è un tempo veramente speciale per noi che abbiamo il privilegio di chiamarci cristiani, in ragione del dono della fede che abbiamo ricevuto. Ci sono nel mondo tanti uomini e donne che non condividono la nostra fede, ma che riconoscono in Gesù un grande Profeta o un uomo santo, e che per questo partecipano alle celebrazioni che contraddistinguono questo importante evento del nostro anno liturgico.

 

Diffondiamo il vero significato del Natale

 

Stiamo vivendo in un mondo sempre più materialista che, in modi impercettibili o fin troppo evidenti, cerca di minare il vero significato del Natale attraverso i suoi tentativi di escludere Cristo da questa festa. Sappiamo che molte delle nostre solennità cristiane traggono le proprie origini da festività pagane, che la Chiesa ha incorporato, o che ha adattato alle proprie celebrazioni.

Pertanto, per trasmettere il vero significato del Natale, dobbiamo essere cauti, attenti, sensati e creativi nel nostro modo di celebrare questo evento cristiano.

 

La tendenza a eliminare dal Natale ogni riferimento a Cristo o a Dio, potrebbe avere gravi conseguenze per il futuro della Chiesa e per il suo messaggio, ma anche per la civiltà stessa. Oggi più di prima, noi seguaci di Gesù siamo chiamati a dare una testimonianza chiara ed inequivocabile di ciò in cui crediamo, dei valori che guidano le nostre decisioni e del modo in cui viviamo la nostra esistenza terrena.

 

La nostra difficoltà nel comunicare il vero significato del Natale e il suo messaggio sorge dal fatto che gran parte di quanto viene detto in questo periodo dell’anno purtroppo mal si adatta ll’esperienza di molte persone povere  e sofferenti, e alla realtà del mondo di oggi. Parliamo di pace mentre imperversano guerre, violenza e terrorismo. Noi abbiamo da mangiare in abbondanza, e invece tanti nostri fratelli e sorelle continuano a patire la fame. Siamo bersagliati dalla pubblicità che ci invita al consumismo estremo, mentre tante persone non hanno

neanche un tetto per proteggersi.

 

Parliamo di casa e di famiglia, e invece anche attorno a noi sono tanti gli immigrati che vivono lontani dai propri familiari e che si sentono veramente soli, specialmente in questo periodo dell’anno. Molti di noi che si professano cristiani hanno delle gravi responsabilità al riguardo. Non sempre riusciamo a “praticare la giustizia, amare la pietà, camminare umilmente con Dio” (Michea 6, 8).

 

Tutti dobbiamo contribuire affinché nella nostra società regni la pace. Tutti, senza eccezione alcuna, ci dobbiamo adoperare per creare una società giusta e pacifica, dove quanti amano la pace – la stragrande maggioranza delle persone – possa vivere nella pace. Pace non significa soltanto mancanza di guerra o di violenza, ma una società o un ambiente in cui siano rispettati i diritti di ogni persona; una società in cui tutti abbiano l’opportunità di crescere e di migliorare, così da consentire a ciascuno di raggiungere il pieno potenziale come essere umano e come figlio di Dio. Inoltre, una società può dirsi pacifica quando le persone che sono le più vulnerabili, le più deboli, come i malati, gli anziani, gli immigrati o i disabili, sono difesi e protetti. Nessuno si trova in una posizione svantaggiata quando regna la pace!

 

Il nostro modo di portare la pace

 

Per noi che facciamo parte della Famiglia Ospedaliera, contribuire a creare una società pacifica significa praticare l’ospitalità secondo il modo che ci è stato mostrato da San Giovanni di Dio. L’ospitalità secondo lo stile di San Giovanni di Dio è l’antitesi dell’ostilità. La nostra ospitalità è la risposta, se vogliamo l’antidoto, per un mondo diviso da violenze, tensioni razziali, terrorismo, sfiducia, guerre, emarginazione per ragioni di malattia, disabilità, credo religioso, povertà o per differenze culturali. L’ospitalità praticata secondo lo stile di San Giovanni di Dio è ciò di cui ha più bisogno il nostro mondo.

 

Un dono speciale per Gesù

 

In questo periodo dell’anno, la natura della nostra missione esige che molti nostri Confratelli e Collaboratori lavorino durante il Natale e il Capodanno, spesso proprio la Notte Santa o a Capodanno. Vorrei rivolgermi in particolare a queste persone per ricordare i loro sacrifici, il loro attaccamento al lavoro e la generosità con la quale lo svolgono, e ringraziarle di cuore. Questo servizio è un grande atto di generosità e di altruismo da parte loro, e riceve tutto il nostro apprezzamento e la nostra ammirazione. Gesù si identifica con il bisognoso, con l’affamato e l’assetato, con il forestiero, l’ignudo, il malato e il carcerato. “Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt 25, 40).

 

 “Amore di Dio e amore del prossimo si fondono insieme: nel più piccolo incontriamo Gesù stesso e in Gesù incontriamo Dio” (Benedetto XVI, Deus Caritas Est, 15). I nostri Confratelli e i nostri Collaboratori vivono questa realtà ogni giorno, ma penso che coloro che lavorano durante il periodo natalizio meritino una menzione speciale. Nella Notte Santa, si prendono cura di Gesù, nella persona dei malati, facendoGli in questo modo il miglior regalo che si possa fare.

 

Per molti il Natale è un tempo di tristezza

 

Per tante persone ricoverate nei nostri ospedali o centri residenziali, il Natale e il Capodanno possono costituire un momento di tristezza, perché sono lontane da casa. I Confratelli e i Collaboratori che si occupano di loro durante le festività perpetuano realmente l’operato di San Giovanni di Dio, prendendosi cura di questi malati con calore umano, comprensione e compassione. Lo stesso Giovanni di Dio, quando ritornava a casa la sera dopo aver chiesto l’elemosina in giro per la città, andava a visitare i malati del suo ospedale chiedendo se avessero bisogno di qualcosa.

 

La porta dell’Ospitalità è sempre aperta

 

Nella maggior parte delle nostre istituzioni, viene fornito un servizio 24 ore al giorno e per 365 giorni l’anno. Mentre altre istituzioni come banche, scuole  e persino chiese, sinagoghe e moschee, ogni giorno chiudono le porte ad una certa ora (anche in certe festività), la porta dei nostri centri, come quella della Casa di Ospitalità di San Giovanni di Dio, è sempre aperta per accogliere quanti hanno bisogno di noi. È una cosa molto bella che va salvaguardata e di cui dobbiamo andare orgogliosi. Così come il sole splende sempre sul mondo, anche l’ospitalità non smetterà mai di essere praticata dai nostri Confratelli e Collaboratori.

 

Oltre agli ospedali in cui le persone vengono per essere curate dalla malattia che le affligge, in molti Paesi l’Ordine possiede centri, asili notturni o case di ospitalità per persone che vivono situazioni particolari e che qui trovano una casa in cui vengono accolte. Siamo aperti nei confronti di queste persone, dimostrandoci sensibili e pronti a rispondere ai loro bisogni; in questo modo

manteniamo vivo lo spirito di San Giovanni di Dio. E’ un prezioso servizio che rendiamo all’umanità. Per noi Confratelli, in particolare, come persone consacrate nell’ospitalità, è anche un privilegio che ci dà l’opportunità di portare la “testimonianza del Dio nel quale crediamo e dal quale siamo spinti ad amare” (DCE, 31c). Nel farlo condividiamo la missione della Chiesa, che è quella di Cristo, perpetuando il suo ministero sanante per la salvezza per tutti. Mostriamo il volto di un Dio ospitale, che si privò di tutto, persino della sua essenza divina, per scendere tra noi come Gesù di Nazaret per mostrarci il suo amore infinito ed accompagnarci nel viaggio della vita, fino al ritorno alla Casa del Padre (cfr. 2 Cor 8, 9).

 

Ci sono molti modi per praticare l’ospitalità. Per usare le parole del nostro Fondatore, “non dobbiamo cessare mai di fare il bene mentre possiamo farlo” (cfr. 1 DS, 13). Come seguaci di San Giovanni di Dio, dobbiamo ritenerci fortunati per avere così tante opportunità di fare del bene per amore del Signore.

 

Conclusione

 

Come i re Magi che, seguendo la stella, giunsero alla capanna dove c’era il Salvatore del mondo, la maggior parte dei membri del nuovo Governo Generale, sono arrivati a Roma. Non sono venuti su un cammello o seguendo una stella, ma per rispondere alla chiamata dei Confratelli riuniti nel Capitolo, per servire l’Ordine e la Chiesa nel ministero che è stato loro affidato come Consiglieri Generali o Segretario Generale. Hanno dovuto abbandonare molte cose per rispondere a questa chiamata, e ciò non è mai facile.

 

Hanno lasciato il proprio Paese, la comunità e le persone con le quali hanno lavorato e costruito rapporti di amicizia e di cooperazione. Hanno lasciato anche i propri familiari, e questo non è un sacrificio solo per il Confratello ma anche per la sua famiglia.

 

Per concludere, auguro a quanti fanno parte della Famiglia Ospedaliera di trascorrere un sereno Santo Natale. Impegniamoci a praticare l’ospitalità di San Giovanni di Dio con passione, con un inestinguibile desiderio di diffondere questo messaggio in tutto il mondo, nella ricerca di nuovi modi per esprimere l’ospitalità, per giungere alle persone malate, sole, a quanti non si sentono amati, o che sono rifiutati ed emarginati dalla società e portare loro speranza e cure, secondo quanto ci è stato insegnato da Gesù e tramandato dall’esempio di San Giovanni di Dio. Che il Nuovo Anno 2007 sia per tutti apportatore di pace, di gioia e di serenità.

 

Vi saluto fraternamente in San Giovanni di Dio.

Fra Donatus Forkan, O.H.

Superiore Generale

 

Praticate sempre l’Ospitalità

 

Presso la Casa di Ospitalità dei Padri Salesiani in Roma alle ore 9,30 del 2 ottobre ha avuto ufficialmente inizio il LXVI Capitolo Generale dell’Ordine. Il giorno 14 ottobre, dopo il discernimento e la celebrazione di riconciliazione, fra Josè Luis Redrado, vescovo dei Fatebenefratelli, ha presieduto la Messa di invocazione allo Spirito Santo i Padri Capitolari si sono espressi col voto.

 

È risultato così eletto Superiore Generale Fra Donatus Forkan. Nato a Kinaffe, Swinford,Irlanda, il 5 aprile 1942. Ha emesso la professione temporanea il giorno 8 settembre 1960 e quella solenne il 28 agosto 1966. Eletto 2° Consigliere Generale nel Capitolo Generale del 1994; rieletto 1° Consigliere Generale il 18 novembre del 2000 nel Capitolo Generale tenutosi a Granada, Spagna.

 

Quali Consiglieri Generali sono stati eletti:

 

1° Fra Rudolf Knopp, Germania, Provincia Bavarese

2° Fra Jesús Etayo Arrondo, sac., Spagna, Provincia Aragonese

3° Fra Vincent Kochamkunnel, India, Provincia Indiana

4° Fra Elia Tripaldi, sac., Italia, Provincia Romana

5° Fra Robert Chakana, Zambia, Provincia Africana N.S. Misericordia

6° Fra Daniel Alberto Màrquez Bocanegra, Colombia, Provincia del Messico

 

Lasciamo posto alle parole di fra Donatus, nuovo Superiore Generale, per rivivere, attraverso lo scritto che ha inviato a tutto l’Ordine, la cronaca e i sentimenti vissuti neigiorni di lavoro capitolare.

 

INSIEME POSSIAMO FARE GRANDI COSE        

 

Fra Donatus scrive a tutto l’Ordine: confratelli,collaboratori, volontari, benefattori e a quanti serviamo attraverso il carisma dell’Ospitalità

 

Miei cari Confratelli e amici,

 

anche se è passato poco tempo dalla conclusione del LXVI Capitolo Generale del nostro Ordine, che mi ha visto succedere a fra Pascual Piles come Superiore Generale, desidero rivolgervi il mio saluto e ringraziare quanti hanno inviato un messaggio di auguri, sostenendomi con le loro preghiere. Ringrazio altresì le migliaia di persone che ci sono state vicine spiritualmente, attraverso la preghiera, durante i giorni del Capitolo. Appena mi sarà possibile, cercherò di rispondere personalmente.

 

Per ora vogliate accettare i miei più sentiti ringraziamenti. Dopo aver superato lo ‘shock’ dell’elezione a Superiore Generale, sin dai primi giorni mi sono sentito supportato dalle manifestazioni di buona volontà che ho ricevuto da tutto l’Ordine. Per parafrasare le parole di San Giovanni di Dio, “ciò che avete fatto sarà ricordato nel Libro della Vita”. Grazie.

 

Senz’altro molti di voi vorranno sapere in che modo viene scelto un nuovo Superiore Generale. Vorrei descrivervi perciò in breve il processo che ha portato alla mia elezione, condividendo con voi diverse sensazioni ed alcuni pensieri. Come è nostra abitudine, prima dell’elezione abbiamo dedicato del tempo al discernimento, che in pratica si è realizzato attraverso la preghiera, la riflessione personale e il dialogo con gli altri Capitolari sulle qualità e i limiti dei vari Confratelli indicati come possibili candidati.

 

Durante questo processo siamo stati guidati da suor Helena O’Donoghue, delle Suore Irlandesi della Carità. Dato che il nostro gruppo è formato da persone provenienti da tutto il mondo, ed i Capitolari avevano bisogno di un certo aiuto per comunicare il proprio pensiero, in questa tappa abbiamo formulato due voti orientativi. Nel primo è stato chiesto ai Capitolari di apporre su una scheda i nomi di due confratelli che, secondo loro, erano adatti a ricoprire la carica di Superiore Generale. Alcune ore più tardi, è stato chiesto di apporre sulla scheda un solo nominativo. Dopo aver comunicato i risultati, è stato dedicato del tempo alla preghiera, al dialogo tra Capitolari e alla riflessione.

 

Al momento previsto, tutti i Capitolari si sono riuniti nell’aula e sono state espletate alcune formalità, secondo quanto previsto dal Rituale dell’Ordine in questi casi. Tutti i presenti, sotto il vincolo del giuramento, hanno votato per eleggere i confratelli che, secondo loro, avrebbero potuto svolgere al meglio la responsabilità di Superiore Generale e di Consiglieri Generali. È stata invocata la presenza dello Spirito Santo attraverso un canto solenne, quindi fra Pascual Piles ha rassegnato le dimissioni dall’ufficio di Superiore Generale nelle mani di fra Brian O’Donnell, ex Superiore Generale, che è stato scelto per presiedere la sessione capitolare durante la quale sarebbe stato eletto il nuovo Superiore.

 

Fra Pascual ha accettato l’invito a rivolgere qualche parola di saluto al Capitolo, ed ha espresso il proprio apprezzamento per l’aiuto umano e le grazie ricevute durante il periodo trascorso come Superiore Generale. Ha chiesto scusa per le eventuali offese che ha potuto procurare inavvertitamente a qualcuno, e ha promesso che continuerà a fare del suo meglio per servire l’Ordine e quanti sono nel bisogno. I Capitolari hanno accolto le parole di fra Pascual con un lungo applauso.

 

A questo punto, i Confratelli Capitolari hanno votato per eleggere il nuovo Superiore Generale. Lo spoglio dei voti è avvenuto davanti a tutti; quindi il Segretario del Capitolo ha letto il numero dei voti ricevuti da ogni candidato, con la conferma del Presidente e dei due scrutinatori. Il Presidente del Capitolo ha dichiarato eletto il candidato che ha ricevuto la maggioranza dei voti necessaria, quindi mi ha chiesto se accettavo la volontà del Capitolo. Come tutti sapete, ho risposto affermativamente. Ne è seguito l’applauso dei Capitolari, e sono stato confermato nell’ufficio dal Presidente del Capitolo, quindi mi è stato presentato il sigillo dell’Ordine. I confratelli hanno intonato un inno di ringraziamento, quindi ciascuno di loro ha scambiato con me un abbraccio fraterno, rinnovandomi la propria obbedienza e presentandomi gli auguri. Durante questo momento, i collaboratori che stavano attendendo fuori dalla Sala Capitolare sono entrati e mi hanno presentato le loro congratulazioni.

 

Tutti mi chiedono: “Cosa hai provato?”

 

Come ho detto rivolgendomi al Capitolo dopo la mia elezione, mi sono sentito sorpreso (e vi confesso che lo sono ancora) per la calma e la pace che ho avvertito dentro di me. Mi sentivo stanco ma tranquillo, anche se a dire il vero avevo sperato e pregato che questo compito non ricadesse sulle mie spalle. Nella vita religiosa, come ci si immagina e ci si aspetta, facciamo le cose diversamente da come vengono fatte nella società e in special modo nella vita politica. Anche se non vengono fatte delle ‘campagne politiche’, parliamo tra di noi dei punti di forza (ma anche delle debolezze) dei candidati, e in questo modo manifestiamo agli altri il nostro parere favorevole nei confronti di una persona, anche se ciò non avviene pubblicamente.

 

Gli stessi candidati di solito rimangono in disparte, ma ovviamente vengono coinvolti in modo diretto quando si chiede loro come si sentirebbero qualora dovessero essere scelti.

 

I Capitoli sono un periodo in cui noi religiosi veniamo messi alla prova per quanto riguarda il nostro senso di obbedienza. Obbedienza significa ascoltare ciò che Dio chiede a ciascuno di noi e quindi, in tutta umiltà e con la piena fiducia nella sua Grazia Divina (che non viene mai meno), pronunciare il nostro ‘sì’. È stato in questo modo che la Vergine Maria disse il proprio ‘sì’ all’Arcangelo Gabriele, quando le chiese di diventare la Madre di Dio. Durante il discernimento, un confratello è venuto nella mia stanza e mi ha detto: “Donatus, potresti essere tu il prossimo Superiore Generale, cosa ne pensi? Accetteresti se venissi eletto?” Io gli ho risposto: “Non penso di essere la persona giusta, ma se il Capitolo mi eleggerà, io accetterò”. Per me, non c’è più chiara espressione della volontà di Dio di un’assemblea di fratelli riuniti nel Capitolo, che chiedono ad uno di loro di fare qualcosa. Ovviamente può sembrare un compito gravoso e difficile, perché ci si sente inadatti e immeritevoli di ricoprire questo ruolo.

 

Per qualcuno poi dire ‘sì’ ad un Capitolo Generale potrebbe significare lasciare la propria Provincia, la propria famiglia e gli amici, per andare in un Paese straniero. Talvolta in tutta coscienza un confratello sente di avere le qualità necessarie per ricoprire questo ruolo, ma non viene eletto. Indipendentemente da quale possa essere la situazione, dobbiamo accettare qualsiasi cosa il Capitolo abbia deciso per noi, perché dobbiamo essere convinti che è la volontà del Signore.

 

Man mano che il processo avanzava e si avvicinava il momento dell’elezione, stava diventando evidente che avrei potuto essere eletto Superiore Generale. Avevo paura che, se la cosa fosse avvenuta, mi sarei potuto sentire schiacciato. Questo mio timore si basava su un certo numero di ragioni, prima fra tutte la consapevolezza che andando avanti nella vita (e come religioso ospedaliero in particolare), le cose che realmente contano diventano più chiare: l’integrità della persona, l’identificazione con Cristo, la sua esistenza terrena, la sua missione e la sua passione per le cose del Padre. Si arriva a vedere la vita e la missione attraverso gli occhi di Gesù e a vedere le persone, la natura e gli eventi come se li vedesse Lui stesso. Si scopre cosa significa essere capace di offrire aiuto a qualcuno che è alla ricerca del sacro. È scoraggiante constatare che in molti settori, e soprattutto nella vita religiosa, mancano quell’intuito e quelle conoscenze necessarie che ci si attenderebbe da un leader nella sua funzione di guida.

 

Se tutto ciò non dovesse essere sufficiente per prendere coscienza della propria profonda inadeguatezza, il pensiero che il Superiore Generale rappresenti San Giovanni di Dio nel mondo, è già sufficiente per far sprofondare una persona nel panico. Non ci sono parole per esprimere come ci si senta ad essere il rappresentante di San Giovanni di Dio. La statura morale di quest’uomo che è stato il profeta della carità, il Buon Samaritano di Granada, fa del nostro Santo un’altissima figura davanti alla quale ci si sente piccoli come un bambino. Questi pensieri mi attraversavano la mente quando mi è stato dato un CD che riportava sulla copertina la mia fotografia e l’immagine del nostro Fondatore. A prima vista la cosa mi ha lasciato senza fiato; poi ho guardato negli occhi di Giovanni di Dio, e la calma mi ha pervaso. Ho visto il suo sguardo compassionevole, tenero e amorevole, e mi sono reso conto che non ero solo, che lui sarebbe stato accanto a me, e mi sono sentito in pace.

 

In questi giorni ho ripensato all’insegnamento che ho ricevuto dal mio Maestro, fra Dermot Hanley, quando ero novizio. Egli diceva che il Signore concede la grazia per agire al momento del bisogno, e non prima. Dio mi ha concesso la grazia della pace di fronte a una chiamata che, per i prossimi sei anni, cambierà il modo in cui porto avanti la mia vita e il mio operato come fratello di San Giovanni di Dio.

 

Essendo stato chiamato, certamente senza averne alcun merito, a guidare la nostra Famiglia Religiosa e Ospedaliera secondo lo spirito di San Giovanni di Dio, considero la leadership come un servizio reso agli altri e per gli altri. Un confratello che faceva parte del mio stesso gruppo linguistico, durante il Capitolo, ci ha rammentato la sacralità della persona, la sua innata dignità e il valore di ogni essere umano. È questo – ci ha detto – il punto di partenza nella pratica dell’Ospitalità. Questa convinzione ci porta a considerare la leadership come un servizio, un privilegio e un’opportunità per fare il bene. Giovanni di Dio diceva di non smettere mai di fare il bene quando possiamo farlo.

 

Vi confesso che non mi sento solo ad affrontare il compito di animare la vita dell’Ordine, ma che lo farò assieme a voi, considerandomi ‘il primo tra uguali’. Per questo, vi invito, cari confratelli e collaboratori, e invito tutti coloro che desiderano contribuire, in un modo o nell’altro, alla realizzazione del sogno di San Giovanni di Dio, ad unirvi a me per dedicarci totalmente a questa grande missione con energia e impegno rinnovati.

 

Le tante manifestazioni di affetto, di supporto e di incoraggiamento, oltre ovviamente alle vostre preghiere e a quelle delle nostre comunità e dei nostri centri sparsi per il mondo, a quelle dei miei familiari e amici, mi hanno dato forza durante questi giorni.

 

Vi ringrazio tutti, e vi chiedo di continuare a darmi supporto e sostegno anche nel futuro.

 

Omaggio a fra Pascual Piles

 

Fra-Pascual-Piles-Superiore-generale-e-Fra-Donatus-Forkan-primo-consigliere-generaleÈ un piacere per me avere l’opportunità di esprimere qualche parola di apprezzamento per fra Pascual, sia a nome personale che, ne sono certo, da parte di tutto l’Ordine. Quanti lo hanno conosciuto di persona, certamente ogni confratello e molti nostri collaboratori, si sono sentiti a proprio agio con lui. Il sorriso di fra Pascual, il suo affetto autentico e l’interesse che ha sempre dimostrato nei confronti delle persone hanno fatto di lui un visitatore sempre accolto con calore in ogni casa, servizio e centro dell’Ordine.

 

Negli ultimi 12 anni, fra Pascual ha avuto un modo positivo di esercitare la leadership nell’Ordine. In precedenza aveva fatto parte del Consiglio Generale per altri 6 anni. Potrei citare molti dei suoi scritti per far comprendere che tipo di persona è, ma lo conoscete già bene tutti. Per me, una parola eloquente può essere il termine “coraggio”, o meglio l’esortazione ad avere coraggio. La prima preoccupazione per fra Pascual erano le persone sofferenti. I suoi appelli, le cosiddette ‘campagne annuali’ per la realizzazione

di nuovi servizi o per l’ampliamento di quelli già esistenti nei Paesi in via di sviluppo, danno la misura del suo impegno per alleviare la povertà e la sofferenza delle persone. In secondo luogo, fra Pascual è stato sempre pienamente consapevole delle sfide e delle difficoltà che ogni giorno confratelli e collaboratori devono affrontare per fornire un servizio di qualità alle persone bisognose.

 

Ha sempre cercato perciò di essere una presenza incoraggiante accanto ai confratelli e ai collaboratori che continuano l’operato di San Giovanni di Dio, occupandosi delle persone in difficoltà. Fra Pascual ha sempre avuto comprensione per le persone, mostrando grande partecipazione ed empatia per loro, in special modo per quanti si trovavano in una situazione difficile.

 

Ciò non ci deve sorprendere, perché egli vedeva la vita e le persone attraverso gli occhi di San Giovanni di Dio!  Come ho detto al termine del Capitolo Generale, il periodo in cui fra Pascual è stato il nostro Superiore Generale sarà a lungo associato a due documenti importantissimi e fondamentali che egli ha voluto dare all’Ordine: la Carta d’Identità e il Cammino di Ospitalità secondo lo stile di San Giovanni di Dio. Questi documenti costituiranno una risorsa indispensabile che continuerà a guidare l’Ordine verso il proprio rinnovamento e nella sua missione di ospitalità lungo la strada già tracciata dal nostro Fondatore, in un modo che sia coerente con la sua lunga storia e con le sue tradizioni, sempre cercando di rispondere al meglio ai bisogni dell’uomo e della donna di oggi.

 

Nell’esercizio del suo ufficio come Superiore Generale, fra Pascual ha portato calore, compassione, tenerezza, integrità e una visione profetica. Parlando a livello personale ma anche per conto di tutto l’Ordine, desidero far giungere a fra Pascual la nostra più sincera gratitudine e le nostre preghiere. Gli auguriamo ogni bene, pace e serenità nel suo nuovo ministero presso l’Ospedale Pediatrico di Barcellona.

 

Vorrei esprimere la riconoscenza e il ringraziamento, miei e dell’intero Ordine, per il servizio che i nostri confratelli Emerich Steigerwald, Luis M. Aldana, Pietro Cicinelli e Leopoldo Gnami hanno reso come Consiglieri Generali, e per quello di fra José L. Muñoz come Segretario Generale. Un altro nostro confratello, Fabiano Hynes, che è stato il nostro Procuratore Generale, ha fatto ritorno alla Provincia Australiana, sua Provincia d’origine, dopo oltre 50 anni di servizio alla Santa Sede presso la Farmacia Vaticana, della quale è stato il direttore per molti anni. In questo ruolo, ed anche quando è stato Superiore della Comunità della Farmacia, ha rappresentato al meglio la nostra vocazione di Fatebenefratelli, la nostra missione e il nostro carisma, nell’ambito della Chiesa. Auguriamo anche a fra Fabiano ogni bene, pace e serenità nel suo ritorno a casa dopo tanti anni, nella sua Provincia d’origine. Sono certo di esprimere l’apprezzamento e la gratitudine di tutto l’Ordine nel dire ‘Grazie’ a questi nostri confratelli che hanno prestato con devozione il proprio servizio nel periodo che hanno trascorso qui a Roma. Auguriamo loro ogni bene per il futuro.

 

Alcuni eventi che hanno caratterizzato il Capitolo Generale

 

Come tutti sapete, il nostro Capitolo Generale si tiene ogni sei anni, e di recente l’abbiamo celebrato in Paesi diversi. Molto di ciò che avviene nel Capitolo, relativamente al programma, ecc. è stabilito da motivi di tempo, da questioni logistiche, da ciò che avviene all’interno dell’Ordine, della Chiesa e della società in cui viviamo ed esercitiamo il nostro ministero. Anche se quest’ultimo Capitolo ha rispecchiato la realtà mondiale all’inizio del terzo millennio, ha avuto delle caratteristiche particolari. Alcuni degli elementi che si sono discostati dai precedenti Capitoli, e che secondo me sono stati un incentivo e una fonte di incoraggiamento, sono:

 

● Per la prima volta il Capitolo Generale è stato veramente un ‘evento internazionale’. Dico questo perché ai precedenti Capitoli i rappresentati di Africa, Asia e America Latina erano prevalentemente confratelli missionari. Questa volta, invece, abbiamo avuto un’ampia rappresentanza di questi continenti e tutti, ad eccezione di un confratello missionario, erano nati sul posto. Ciò ha costituito per il Capitolo una grande ricchezza in termini di cultura, di esperienze e di visione profetica; e in questa occasione è risultato evidente come fosse presente una prospettiva mondiale e che in quasi tutte le zone del mondo la luce dell’Ospitalità di Giovanni di Dio portasse guarigione e speranza all’umanità sofferente.

● Il riconoscimento per il crescente coinvolgimento dei collaboratori nella vita dell’Ordine ai più alti livelli può essere riscontrato nella loro partecipazione al Capitolo. Al Capitolo Generale del 1988 di Roma avevano partecipato soltanto otto collaboratori, così come a quello del 1994 di Bogotà; mentre nel 2000 a Granada il numero era salito a 17. Questa volta, ben 21 collaboratori, in rappresentanza delle varie Province dell’Ordine, hanno partecipato al Capitolo Generale. Purtroppo, per la Provincia del Vietnam non è stato possibile mandare un proprio collaboratore (era la prima volta infatti che la Provincia del Vietnam ha partecipato a un Capitolo. È stata comunque una grande gioia per loro vedere la partecipazione del Provinciale e di due Vocali). Lo spirito ospedaliero è stato trasmesso ai collaboratori che hanno preso parte alla missione, nella condivisione dello spirito carismatico, e non solo ai confratelli (cfr. Il Cammino di Ospitalità secondo lo stile di San Giovanni di Dio). “Riteniamo che noi Confratelli e i nostri Collaboratori siamo il ‘capitale’ più importante dell’Ordine per la realizzazione della sua missione”. (Carta d’Identità dell’Ordine, 1.1).

La presenza dei collaboratori e il loro contributo al dibattito e allo sviluppo delle proposte, la partecipazione agli eventi che si sono tenuti all’interno e all’esterno della sala capitolare, il loro messaggio al Capitolo al termine della settimana durante la quale si è parlato della missione dell’Ordine, sono stati elementi che ci hanno arricchiti e rassicurati, oltre ad essere stati per noi fonte di ispirazione.

● La sezione del nostro sito web dedicata al Capitolo ha permesso a chiunque lo desiderasse di conoscere cosa stava accadendo. Ad un certo punto siamo stati informati di aver avuto qualcosa come 23.000 contatti. È stata una cosa nuova ed emozionante, perché i precedenti Capitoli erano stati una specie di conclave. Questa volta, è stato più un ‘incontro globale’ con la pubblicazione dei messaggi ricevuti e la condivisione di informazioni, accompagnate dalle fotografie che illustravano gli eventi e le cerimonie. L’attività del sito web ha conferito un’atmosfera quasi familiare a quanto stava accadendo al Capitolo.

● Un’altra indicazione dell’apertura e della spontaneità con la quale le persone potevano accedere agli eventi del Capitolo è stato l’arrivo a Roma (dal Benin) di fra Fiorenzo Priuli, medico chirurgo, per partecipare ad una conferenza. Fra Fiorenzo è stato invitato dal Capitolo a fare una presentazione in power point sull’attività dell’ospedale San Giovanni di Dio di Tanguiéta, in cui egli lavora. La presentazione di fra Fiorenzo è stata commovente e fonte di ispirazione per tutti noi.

● Un’altra interessante presentazione è stata quella del libro, fresco di stampa, sul Processo di Beatificazione di San Giovanni di Dio, scritto da fra José Luis Martínez Gil.

● Il pellegrinaggio al Santuario dedicato alla Madonna, Madre del Buon Consiglio, a Genazzano, vicino Roma, ha avuto per me un significato particolare. Dopo la mia elezione a Superiore Generale dell’Ordine, ho avvertito accanto a me la presenza della Beata Vergine Maria. Durante la visita alla Curia della Provincia Romana, dopo il Capitolo, ho parlato con i confratelli e le suore della comunità dell’ospedale San Pietro del fatto che potessi fare affidamento su otto Consiglieri: la Madonna del Buon Consiglio, San Giovanni di Dio e sei confratelli. Per questo motivo, sono certo che non mi mancheranno mai incoraggiamento e consigli, e che attraverso l’intercessione della nostra Madre Celeste e di San Giovanni di Dio, mi aspetto di ricevere la grazia, la forza e il discernimento per agire secondo i consigli che riceverò.

● Un altro evento illuminante che ha avuto luogo durante il Capitolo è stata la presentazione del libro che raccoglie gli scritti di P. Pierluigi Marchesi, dal titolo: “Umanizzazione–storia e utopia”. Una breve  presentazione in power point sulla vita di fra Pierluigi ha riportato alla mente tanti ricordi in chi ha avuto il privilegio di conoscere questo grande fratello di San Giovanni di Dio. Chiediamo a P. Marchesi di intercedere per noi e di guidarci affinché possiamo camminare e progredire sulla strada da lui tracciata, ispirati dal suo esempio e da quello del nostro Fondatore, che a sua volta è stato per P. Marchesi un modello e fonte di ispirazione.

 

Un nuovo Consiglio Generale e un nuovo Segretario Generale

 

Vorrei presentarvi ora il nuovo Consiglio Generale e il nuovo Segretario Generale. Anche se avrete già sentito i loro nomi, li elencherò nella posizione che assumeranno nel Consiglio. Sono: fra Rudolf Knopp (Provincia Bavarese); fra Jesús Etayo Arrondo (Provincia Aragonese); fra Vincent Kochamkunnel (Provincia Indiana); fra Elia Tripaldi (Provincia Romana); fra Robert Chakana, (Provincia Africana N.S. Misericordia); fra Daniel Alberto Marquéz Bocanegra (Provincia del Messico e America Centrale). Il Segretario Generale sarà fra José Maria Chavarri (Provincia di Castiglia), mentre il mio Assistente Personale sarà fra Gian Carlo Lapic’ (Provincia Lombardo-Veneta). Ci sono volti nuovi e volti ‘vecchi’, anche se sono principalmente facce nuove, e giovani energie che si mescolano con quelle di ‘più esperienza’! È nostra intenzione lavorare insieme, come un gruppo, e per questo facciamo affidamento sulle vostre preghiere e sulla vostra comprensione quando non risponderemo fedelmente a quanto ci siamo preposti, e che il Capitolo ha stabilito. Promettiamo però che faremo del nostro meglio. Invochiamo l’aiuto e la protezione del Signore e di Maria Madre del Buon Consiglio e l’intercessione di San Giovanni di Dio.

 

Programmi imminenti

 

I Consiglieri Generali ed il Segretario Generale arriveranno a Roma attorno al 20 di novembre. Ovviamente tutti (o quasi tutti) dovranno frequentare un corso di lingua italiana, che è una delle lingue ufficiali dell’Ordine, e quella più usata nella Curia Generalizia.

 

Il Capitolo Generale ci ha affidato molto lavoro per i prossimi sei anni. Sono state approvate delle linee d’azione, secondo le quali dovremo redigere il programma del sessennio. Sarà necessario istituire diverse commissioni, per lavorare su argomenti specifici, e dovremo inoltre programmare i Capitoli Provinciali, che si terranno nel 2007, cioè fra pochi mesi. Ogni Consigliere avrà la responsabilità di un’area specifica, mentre allo stesso tempo condividerà con gli altri la responsabilità collegiale per il governo e l’animazione di tutto l’Ordine. Una volta che avremo approvato il piano del sessennio, lo pubblicheremo sul nostro sito web e lo invieremo con la posta elettronica alle Curie Provinciali, non appena le traduzioni saranno pronte.

 

Conclusione

 

Ammetto ancora che con molta umiltà mi sento chiamato a rappresentare il nostro amato Padre Fondatore San Giovanni di Dio nel mondo. So di non essere all’altezza di questo compito, ma allo stesso tempo sono molto fiducioso e speranzoso, perché so di poter contare sul sostegno dei confratelli, dei nostri collaboratori, dei malati e loro familiari, e degli amici dell’Ordine sparsi in tutto il mondo. Sono certo che possiamo fare la differenza in un mondo flagellato da guerre, violenza, fame, emarginazione, povertà e divisioni. Noi  possediamo l’antidoto, la risposta, che possiamo dare vivendo l’Ospitalità così come la visse San Giovanni di Dio, facendoci ospitalità per gli altri, nel modo in cui egli ci ha mostrato. Negli ultimi 40 anni l’Ordine ha dovuto affrontare sfide non indifferenti, ma il futuro ci chiamerà a cambiamenti persino più grandi, a realizzare strutture più nuove ed innovative, a sperimentare nuovi modi di esercitare il nostro ministero, e a nuovi modi di cooperazione tra Province, che oltrepassino i confini delle nazioni. Il LXVI Capitolo Generale ha posto l’accento sulla cooperazione tra Province, sui gemellaggi e altri modi per condividere risorse e conoscenze, e sull’impegno in progetti comuni, che saranno a beneficio delle persone povere. I poveri non possono aspettare, dobbiamo agire subito e non dobbiamo farci scoraggiare dalle difficoltà. Mai come adesso siamo stati chiamati ad essere coscienza critica, guida morale,presenza profetica, aperta ai nuovi bisogni, in un rinnovato spirito di integrazione con i Collaboratori (Rapporto di ricerca sullo stato della formazione nell’Ordine, capitolo terzo, n. 1, pag. 69).

 

A nome del nuovo Governo Generale, vorrei rassicurare ancora una volta le migliaia di uomini, donne e giovani che in qualche modo sono legati ai nostri servizi, presenti in tutto il mondo, che è nostra viva intenzione impegnarci totalmente per promuovere la missione di San Giovanni di Dio ovunque l’Ordine sia presente, fornendo un servizio di qualità che sia centrato sulla persona, e svolto con professionalità in un ambiente di cura ma nel quale regnino anche la compassione e l’accoglienza, nel pieno rispetto per la dignità e per i diritti di ogni persona.

 

Ai familiari dei nostri assistiti diciamo che vi offriamo il nostro sostegno e che ci prenderemo cura dei vostri familiari nel miglior modo possibile. Vi incoraggiamo ad andare avanti; noi siamo al vostro fianco e potete contare sul nostro aiuto spirituale, morale e professionale, in qualsiasi modo possiamo tradurlo in pratica per voi e per i vostri familiari. Il malato (o la persona bisognosa) è al centro del nostro operato, così come è il punto centrale del vostro amore e della vostra preoccupazione. Insieme cerchiamo di portare a quanti sono nella malattia conforto, speranza e la grazia sanante di Gesù Cristo.

 

A coloro che, in un modo o nell’altro, sostengono l’operato di San Giovanni di Dio, siano essi benefattori o volontari, vorrei dire che il vostro aiuto è molto apprezzato. Il vostro supporto è inestimabile, e grazie ad esso possiamo fornire un servizio che apporti il massimo beneficio alle persone che abbiamo il privilegio di servire. Attraverso il vostro aiuto possiamo anche giungere a tante persone lontane, sofferenti o bisognose, cui prima ci era impossibile arrivare.

 

Ai nostri collaboratori, vorrei dire che il servizio che fornite alle persone che giungono ai centri o ai servizi dell’Ordine è inestimabile. Senza di voi, noi confratelli potremmo fare molto poco. Insieme possiamo – e vogliamo – fare grandi cose per le persone che si trovano in una situazione di bisogno. Annualmente milioni di persone usufruiscono dei nostri servizi. Molto è stato fatto da quando San Giovanni di Dio, camminando per le strade di Granada, diceva a gran voce: “Chi vuole fare del bene al prossimo? Fate del bene per amore del Signore”. Sarebbe impossibile dire quanti hanno beneficiato dei nostri servizi, ma non è certo impossibile immaginare l’effetto sulla vita di una persona che è stata trattata con quel rispetto che le è dovuto come essere umano e come figlio di Dio, in un’atmosfera fatta di cure premurose, competenza professionale, tenerezza e compassione.

 

Noi dipendiamo da voi, cari collaboratori, per continuare a portare avanti la Missione di Ospitalità.

 

L’esperienza mi insegna che possiamo contare su di voi. Molto è stato fatto anche nel campo della formazione di confratelli e collaboratori ai valori di San Giovanni di Dio e nel campo dell’etica, filosofia e spiritualità dell’Ordine, ma dobbiamo lavorare ancora tanto in questo settore. Il nuovo Governo Generale si adopererà in questo senso con energia, così come è emerso nel Capitolo Generale, e darà il massimo supporto, incoraggiamento e guida.

 

Vi ringrazio tutti ancora una volta. Chiediamo a Maria, Madre del Buon Consiglio, a San Giovanni di Dio e a tutti i nostri Santi e Martiri di intercedere per noi e di guidarci sempre. Vi saluto fraternamente in San Giovanni di Dio.

 

Fra Donatus Forkan O.H. 

 

Gli scrutatori: fra Gustavo Muchiutti e fra Adalbert Malèk

con al centro il nuovo Superiore Generale

Contributo al discernimento da

parte dei collaboratori laici

 

Su richiesta del Governo generale è stato chiesto al gruppo dei collaboratori laici invitati al Capitolo di formulare alcune indicazioni come contributo al discernimento dei Padri Capitolari nella elezione del nuovo Superiore generale e del suo Consiglio. Innanzitutto noi collaboratori vogliamo ringraziare il Padre generale e il Consiglio generale per l’opportunità che ci ha dato di partecipare a questo Capitolo. È la prima volta che un Capitolo generale ha una partecipazione così numerosa di collaboratori laici e già questo è un segno di apertura e di speranza. D’altra parte il tema del rapporto tra collaboratori e religiosi è stato forse quello più dibattuto al Capitolo. Prendiamo atto di questo irreversibile cambiamento culturale che certamente segnerà il futuro dell’Ordine. Inoltre se oggi ci troviamo qui e siamo sensibili ai problemi che stiamo affrontando lo dobbiamo a voi che siate stati a vario titolo, per noi, mediatori del carisma di San Giovanni di Dio. E anche di questo vogliamo ringraziarvi.

 

Dopo esserci confrontati tra noi sono emerse alcune indicazioni specifiche. Al nuovo Superiore Generale e al suo Consiglio chiediamo:

 

1) Riconoscimento del carisma.

Chiediamo di riconoscere la partecipazione di alcuni laici al carisma di San Giovanni di Dio come già  presente e attuale. Il carisma, com’è stato detto, è dono fatto alla Chiesa dallo Spirito che “soffia dove vuole”. Pertanto vi sono già alcuni laici che partecipano di esso. Si tratta solo di darvi più piena accoglienza, attuazione e condivisione con i religiosi nei modi e nelle forme che il prossimo governo dell’Ordine riterrà opportuno, riconoscendo per alcuni di essi, in modo ufficiale, una vera e propria “vocazione all’ospitalità”.

2) Consultazione dei laici.

Come afferma uno dei testi più importanti della teologia del laicato successiva al Vaticano II (“La consultazione dei fedeli in materia di dottrina” del card. Newmann) consultare i laici anche in questioni dottrinali ma molto più in quelle pastorali non è un optional o una concessione ma un preciso dovere. Si tratta di riconoscersi tutti come popolo di Dio in cammino sulle vie dell’ospitalità sia pure con diversità di vocazioni e stati di vita. Già è stato fatto molto, nell’Ordine, in tal senso. Chiediamo al nuovo governo di continuare su questa strada rendendola ancora più feconda.

3) Messaggio di fiducia.

Al nuovo governo generale giustamente preoccupato per il futuro dell’Ordine e il calo delle vocazioni vorremmo inviare un messaggio tranquillizzante. Forse non si tratta di deficienza umana nel sapere individuare un’adeguata pastorale vocazionale ma della volontà di Dio. Proprio per questo vorremmo inviare un messaggio di fiducia: l’Ordine non si estinguerà, anche con l’attuale e futura penuria di religiosi, fino

a quando ci saranno laici che responsabilmente parteciperanno al suo carisma, lo custodiranno e lo attueranno.

4) Apprezzamento dei collaboratori.

Il nuovo governo dovrà certamente testimoniare la vicinanza dell’Ordine ai malati ma anche a chi se ne prende cura con stima, apprezzamento, incontro, parole di incoraggiamento, vicinanza nei momenti difficili, ecc. I collaboratori laici potranno così vedere il volto della carità non solo nell’aiuto al bisognoso ma anche nella prossimità alle proprie esistenze trascorse per gran parte proprio nei luoghi di lavoro. Tutti, poi, collaboratori e religiosi dovremo imparare a lodare non solo a criticarci o biasimarci reciprocamente.

5) Condivisione e integrazione.

Chiediamo che siano definitivamente superare le logiche “proprietarie”: S. Giovanni di Dio voleva avere un ospedale “suo” non per sé ma per il malato. Occorre passare dalla logica della proprietà a quella della condivisione e compartecipazione. Tutti coloro che, a vario titolo e con vari livelli di impegno esistenziale partecipiamo al carisma di San Giovanni di Dio dobbiamo sentire il dover di far progredire la nostra opera con un senso di vera appartenenza ad essa. E’ tempo, per i laici, che siano pienamente integrati nella vita dell’Ordine sia pure con diverso grado di partecipazione e coinvolgimento.

6) Coraggio del rischio.

Occorre che l’Ordine sappia riconoscere e accogliere le novità, anche rischiando. Anche se l’agiografia ci tramanda solo i “successi” di S. Giovanni di Dio vi sono stati molti insuccessi nella sua vita. Fino all’ultimo quando si getta nel Genil per salvare un ragazzo che stava affogando. Anche questo un insuccesso sul piano umano: non ha salvato il ragazzo ed è morto anche lui. Ma ha rischiato senza pensarci due volte, anche a costo di sbagliare. Anche il coraggio del rischio, di aprire nuove vie, di essere creativi è dono di Dio che invochiamo da Lui sull’Ordine e sulle sue scelte, in modo particolare quelle che coinvolgeranno i collaboratori laici.

7) Valorizzare l’umanizzazione.

Come è stato detto occorre un particolare apprezzamento per il collaboratore che è vicino al malato più che per quello che porta soldi alla struttura e insieme a quello che è più preparato. Questo non significa  sottovalutare la competenza professionale che è il primo requisito di un’autentica umanizzazione ma valorizzare, se è il caso anche con veri e propri sistemi di valutazione, quella specificità umanizzatrice che deve essere requisito indispensabile delle nostre opere.

8) Incontri internazionali.

È importante istituzionalizzare momenti di incontro internazionale per i collaboratori laici, anche al di là di questi brevi scambi capitolari, durante i quali e portare avanti le problematiche dell’Ordine in una prospettiva laicale, guardando da un lato alla mondialità dell’Ordine, dall’altro alla specificità regionale delle sue Province.

9) Opere gestite da laici.

Come già avviene in alcune Province occorre che in tutto l’Ordine si affidi l’intera gestione di alcune opere a laici preparati e partecipi del carisma in nome e per conto dell’Ordine. Sarà una presenza moltiplicatrice delle attività apostoliche dell’Ordine e, riteniamo, a lungo andare anche una feconda risorsa vocazionale. Questa

prospettiva non può ritenersi solo relativa al futuro dell’Ordine: in alcune parti del mondo vi è già l’urgente bisogno di realizzare tutto questo in breve tempo. Pertanto occorre da un lato una visione strategica generale, dall’altro l’attuazione in loco, per alcune realtà, fin da adesso.

10) Scuola dell’Ospitalità.

Proprio al fine di avere un gruppo di laici preparati e partecipi del carisma che possano, così come ha fatto finora l’Ordine, dare senso unitario alla sua molteplice diffusione nel mondo si potrebbe pensare alla costituzione di una vera e propria “Scuola dell’Ospitalità” da attuarsi a livello centrale (con successive espressioni periferiche) che costituisca la fucina dei nuovi collaboratori laici in grado di gestire le opere secondo lo spirito e nel nome di San Giovanni di Dio. Quello che noi chiediamo ai Padri Capitolari per il prossimo momento elettorale è contenuto nelle indicazioni che abbiamo esposto. Tra poco vi lasceremo alle adempienze canoniche ma prima di andarcene vogliamo dirvi che, anche in questo momento elettivo, saremo in comunione con voi, accompagnandovi con il nostro affetto e la nostra preghiera allo Spirito Santo

 

LINEE DI AZIONE PER IL SESSENNIO 2006-2012

 

Prima del termine dei lavori capitolari i religiosi hanno elaborato ed approvato un documento consegnato al nuovo Superiore Generale e al suo Consiglio dove sono indicate le linee guida emerse durante l’assise e che saranno motivo di elaborazione per la stesura del programma del prossimo sessennio.

 

L’Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Dio si propone, nel sessennio 2006-2012, i seguenti obiettivi.

 

1 – VITA DEI RELIGIOSI

 

A – Promozione della Pastorale vocazionale

 

1. In ogni Provincia, soprattutto in quelle dove l’impegno risulta insufficiente, è necessario dare maggiore importanza alla promozione della pastorale vocazionale, utilizzando tutti i mezzi adeguati e affidando questo compito a persone ben preparate e motivate, si serviranno dello “Studio” riguardante la situazione della formazione nell’Ordine e applicando gli insegnamenti della pastorale vocazionale contenuti nello stesso.

2. Istituire commissioni vocazionali a livello provinciale e regionale e designare animatori della pastorale vocazionale capaci di valutare la personalità, la maturazione psico-sessuale e l’orientamento delle persone interessate ad entrare a far parte dell’Ordine. Gli animatori della promozione vocazionale dovranno presentare la nostra vocazione come una chiamata a vivere la vita consacrata nell’Ospitalità (nel futuro).

3. Cercare di introdursi, partendo dalla pastorale vocazionale, in gruppi più ampi di persone, di uomini interessati e attratti dall’idea di appartenere all’Ordine. Con tale fine, dovremo essere coinvolti con la pastorale giovanile e partecipare alle iniziative di formazione del personale sanitario, servizi di

beneficenza e volontariato, anche in collaborazione con altri settori della Chiesa come i gruppi per la promozione vocazionale a livello parrocchiale e diocesano.

 

 

B – Formazione iniziale e permanente

 

1. Controllare gli aspetti di selezione, personalizzazione e accompagnamento nei processi formativi, per ottenere religiosi equilibrati psicoaffettivamente, integri e competenti.

2. Formulare strategie per l’interscambio del personale formativo tra le diverse Province e creare centri di formazione interprovinciali, regionali o internazionali o incrementare quelli che già esistono.

3. Cominciare ad apprendere una lingua in più (tra inglese, italiano e spagnolo), oltre la propria lingua madre, già nel periodo di formazione iniziale, per ampliare l’educazione e favorire le relazioni e gli incontri internazionali.

4. Promuovere una adeguata “formazione dei formatori”, che siano ben scelti e molto impegnati ad insegnare l’ideale che si prospetta per il futuro della vita consacrata nell’Ospitalità, in un mondo multi culturale, con una mentalità di apertura e sapendo dialogare con competenza nel mondo secolare dei centri e delle attività apostoliche.

5. Identificare dei leader laici che possano impegnarsi nell’ambito formativo.

6. Promuovere con rigore la formazione permanente motivando e aumentando la conoscenza della sua necessità ed importanza come elemento che aiuta a mantenere la fedeltà e l’identità con l’Ordine, includendo anche corsi a livello Generale, Interprovinciale o Provinciale per la preparazione alla Professione

Solenne, ai 5 anni dalla Professione e altri corsi che siano necessari, specialmente per i religiosi più anziani per il loro adattamento alla vita che non è più di lavoro pienamente attivo e in previsione della fine del loro impegno lavorativo.

 

C – Vita fraterna e nuove forme comunitarie

 

Vita fraterna

 

1. Approfondire la vita spirituale, applicando quanto stabilito nel libro riguardo la spiritualità dell’Ordine.

2. Vivere la consacrazione ospedaliera con integrità, responsabilità e coerenza, sentendosi tutti nello stesso modo religiosi corresponsabili nella costruzione della comunità fraterna.

3. Accogliere, comprendere, curare e accompagnare i religiosi più anziani, prendendo nello stesso tempo in considerazione il contributo creativo dei membri più giovani, indispensabile questo per mantenere vivo e dinamico l’Ordine.

4. Crescere nella comunione tra religiosi attraverso il dialogo, l’interscambio, e condividere la propria vita (origine e storia della propria vocazione), condividere il tempo libero vissuto in comunità (momenti ricreativi, vacanze, eccetera), condividere la fede, l’esperienza di Dio o la stessa missione ospedaliera, e molti altri momenti per far sì che sia impedito quindi l’individualismo nelle nostre comunità.

5. Rivedere il ruolo del Superiore come animatore religioso – ospedaliero della comunità o dell’opera e fare una descrizione delle qualità essenziali che dovrebbe possedere.

6. Che le comunità siano aperte, per condividere i diversi aspetti della loro vita con i collaboratori che lo desiderano o con i malati o coi residenti.

7. Vegliare perché ogni religioso, qualunque sia la sua missione apostolica, abbia una referenza comunitaria e sia effettivamente vincolato ad una comunità. Questo si applica specialmente per i religiosi che hanno un accordo apostolico più specifico fuori dal centro e dalla comunità, o che vivono da soli.

 

Nuove forme comunitarie

 

8. Fare esperienze in comunità intercongregazionali (con religiosi di altri istituti di vita consacrata o società di vita apostolica) o ecumeniche (con membri di altre confessioni cristiane).

9. Creare comunità temporali istituite per animare progetti specifici dentro e fuori l’Ordine, che dovranno però risolversi una volta realizzato il progetto.

 

2 – MISSIONE DELL’ORDINE

 

A – Gestione Carismatica

 

1. Capire che per essere realmente “carismatica” la gestione deve avere l’evangelizzazione come suo obiettivo principale ed essere realizzata secondo i valori e lo spirito di San Giovanni di Dio, cercando un equilibrio costante nei nostri centri tra i criteri di gestione e i contenuti carismatici. 2. Mettere in moto, in maniera ricorrente, sia a livello dell’Ordine che a livello Regionale o delle Province, un ciclo di formazione con l’obiettivo che i religiosi e i loro collaboratori possano periodicamente formarsi riguardo al tema della gestione carismatica, soprattutto rivolto ai direttori e ai responsabili intermedi, perché dopo possano essere loro i trasmettitori nello sviluppo dell’attività a tutti i settori dei loro centri.

3. Fare una riflessione a livello generale, dopo questi anni di esperienza nella gestione carismatica nell’Ordine e nelle Province, per un’applicazione reale dei criteri espressi nella Carta d’Identità dell’Ordine e siano utilizzate nelle diverse Nazioni in forma adatta e adeguata alla situazione sociale, alle leggi lavorative e organizzative locali.

4. Implementare in ogni Provincia un piano strategico che ci aiuti a progredire, a conseguire gli obiettivo proposti dalla Carta d’Identità, con gli strumenti sui quali possiamo fare affidamento (Visite canoniche, Conferenze Provinciali, eccetera) e altri nuovi strumenti, includendo forme di ascolto, perché ci siano garantiti migliori livelli di partecipazione e di trasparenza nei centri.

5. Il Governo Generale dell’Ordine deve studiare una Identità o “marchio” caratteristico per tutto l’Ordine di San Giovanni di Dio.

6. Avere sempre una grande trasparenza amministrativa, che dovrà essere garantita e comprovata – se necessario – anche per revisori esterni; nei casi che questi non esistano o fosse difficile ricorrere agli stessi, il controllo della gestione dovrà essere effettuato da persone nominate dal Provinciale e dal suo Consiglio.

7. Separare in forma netta la gestione amministrativa delle nostre opere da quelle della comunità religiosa.

8. Se un’opera è “improduttiva”, non tanto a livello economico quanto nella relazione tra il livello economico e la effettiva gestione carismatica, è necessario prendere la decisione di chiuderla o destinarla ad altra attività, sulla base dei criteri provinciali, includendo la possibilità di stabilire una struttura canonica, come quella di una Persona Giuridica (pubblica), per evitare la chiusura del centro e permettere che continui a realizzata la missione di Ospitalità come parte del ministero evangelizzatore della Chiesa.

9. Identificare benefattori (persone o enti) che possano aiutare a sostenere economicamente le opere  dell’Ordine, riprendendo così l’antica natura mendicante.

10. Implementare un sistema di valutazione della qualità carismatica, omologata, che ci aiuti a misurare il carisma e i valori nella missione che si sta realizzando in ogni Centro.

 

 

B – Opzione per i poveri, i malati e i bisognosi

 

1. Partendo dalla nostra sensibilità, continuiamo a proporre nuove forme di Ospitalità in modo da poter dare una risposta alle necessità dei gruppi più sfavoriti del nostro circondario soprattutto quando sono  abbandonati ed oppressi.

2. Incoraggiare, a partire dalla gestione del nostro centro, il personale ad essere sensibile e a rispondere alle necessità non soddisfatte dei poveri.

3. Effettuare la scelta a favore dei poveri e dei malati, incrementando anche le nostre opere tradizionali e se possibile crearne di nuove in risposta a nuove necessità emergenti.

 

C – Religiosi e collaboratori uniti nella Missione e nel Carisma

 

1. Integrare religiosi e collaboratori a partire dai seguenti tre livelli:

- lavoro professionale ben fatto,

- condivisione del progetto ospedaliero,

- condivisione della stessa fede.

2. Costituire su iniziativa della Curia Generale la “Famiglia Ospedaliera” e/o il “Movimento di San Giovanni di Dio” a partire dalle diverse esperienze esistenti nelle Province con stile istituzionale, flessibile e aperto fino ad arrivare allo stile di San Giovanni di Dio, in modo che possa essere conosciuto e poi condiviso a livello generale.

3. Trovare attraverso il Governo Generale i modi per offrire una maggiore comunione spirituale dell’Ordine nei confronti di alcuni collaboratori. E al tempo stesso elaborare alcuni statuti o regolamenti, oltre ad un protocollo di affiliazione, perchè quelle Province che lo desiderano o ricevono sollecitazioni da parte dei laici possano permettere loro di vivere più radicalmente la loro fede cristiana seguendo lo stile di San Giovanni di Dio.

4. Prestare speciale attenzione ai criteri di selezione e contrattazione del personale dei centri, e delle Curie Provinciali, specialmente per quanto riguarda i dirigenti. È necessario che in questo processo partecipi o ne sia al corrente il Superiore della Comunità, il cui ruolo è importante per quanto riguarda l’accompagnamento e il seguire questi nuovi operatori, e anche per quanto riguarda la formazione permanente degli stessi. Nei centri nei quali non ci sono religiosi, il Provinciale deve fare tutto il possibile per assegnare ad un religioso il centro, in qualità di Consigliere direttivo per le questioni attinenti al carisma, la filosofia e l’etica dell’Ordine.

 

D – Trasmissione dei valori dell’Ordine

 

1. Creare da parte della Curia Generale una commissione per redigere le direttive e i contenuti fondamentali per la trasmissione dei valori dell’Ordine, la quale dovrà attualizzare periodicamente la sua pianificazione in base ai cambi storici e alle nuove esigenze.

2. Trasmettere i valori non esclusivamente grazie ai religiosi, ma anche grazie ai laici coinvolti soprattutto nei centri nei quali non ci sono religiosi. Trasmettere anche i valori verso l’esterno, dando molta attenzione alle dinamiche di comunicazione, cioè mettendo in atto un autentico lavoro di marketing, capace di promuovere e trasmettere la missione, l’immagine dell’Ordine, il Carisma di San Giovanni di Dio, e lo stile di vita dei religiosi: potremmo definire ciò come: il “marchio” di San Giovanni di Dio.

3. Pianificare la trasmissione e l’identificazione coi valori prioritari, selezionando e formando gli agenti trasmettitori, identificando i destinatari e usando gli strumenti più attuali.

4. Tenendo conto della pluralità attuale dei nostri modelli assistenziali, favorire la formazione dei mediatori culturali e altre iniziative che siano espressione dell’Ospitalità e del rispetto nei confronti della multiculturalità.

 

E – Pastorale della salute e sociale

 

1. Sviluppare la pastorale della salute e sociale nei nostri centri all’interno dell’unità di pastorale locale e diocesana.

2. Potenziare e creare, dove non esistono, gruppi di pastorale e/o di accompagnamento spirituale perché la loro azione possa integrarsi all’interno dei gruppi e dei modelli assistenziali all’interno dei centri.

3. Diffondere il concetto di accompagnamento spirituale come un termine ampio che si riferisce alle  ecessità spirituali di tutta la persona, qualunque sia la sua scelta o posizione religiosa.

 

F – Bioetica

 

1. Creare in tutte le Province comitati o commissioni di bioetica, in modo che siano una richiesta che favorisca la riflessione e in modo che il dibattito etico giunga ad ogni realtà assistenziale e di ricerca.

2. Costituire, a livello di Curia Generale, un organo di collegamento, di consultazione o un osservatorio che permetta di riassumere tutto ciò che si vive e si conosce nei comitati di etica e/o di bioetica dell’Ordine e condividere le informazioni col maggior numero di persone possibili, specialmente con coloro che non hanno a disposizione questo tipo di comitato e debbano affrontare problemi simili.

3. Proporci che le Province e i centri che necessitano aiuto, riguardo ad argomenti di bioetica, possano usufruire dei comitati di bioetica già presenti nell’Ordine, oppure usufruiscono di altri comitati nazionali e diocesani, sempre e quando siano in linea coi valori dell’Ordine.

4. La formazione iniziale e permanente riguardo l’etica e la bioetica deve promossa e deve essere parte essenziale del piano di formazione generale.

 

3 – COLLABORAZIONE (NETWORKING)

 

1. Gli ambiti principali da tenere in considerazione per ottenere una buona collaborazione sono:

- interprovinciale, in una stessa regione;

- interprovinciale, tra varie regioni geografiche;

- con altre istituzioni della Chiesa;

- con altre istituzioni, ad esempio amministrazioni pubbliche, istituzioni private con vocazione sociale (sempre che abbiano degli interessi in comune e vengano rispettati i principi fondamentali del nostro Ordine).

2. Valutare la possibilità di essere riconosciuti e di essere presenti a livello del parlamento Europeo come ente promotore della salute e partecipare al fondo europeo economico finanziario.

3. Mantenere e intensificare gli incontri regionali per creare a poco a poco una vera identità regionale, con l’accompagnamento di un Consigliere Generale.

4. Costituire una “banca dati”, con informazioni che riguardi tutti i collaboratori dell’Ordine che desiderino porre la loro professionalità al servizio di opere con necessità molto specifiche.

5. Intensificare e incoraggiare i gemellaggi tra i centri o tra le Province: gemellaggi di tipo culturale, professionale e tra centri che offrono lo stesso tipo di assistenza sanitaria, gemellaggi nel senso di aiuti umanitari tra Nord e Sud. Istituire, inoltre, una banca dati aggiornata per poter condividere a livello dell’Ordine, esperienze, ricerche, informazioni e qualsiasi argomento di interesse che possa essere un patrimonio da condividere, tenendo sempre in considerazione la legge sulla protezione dei dati personali (privacy).

6. La riscossione di fondi per la cooperazione internazionale non deve essere centralizzata per lasciare qualche iniziativa alle Province. Ciò nonostante, ogni volta si dovrà trasmettere l’informazione alla Curia Generale, per disporre di informazioni centralizzate perché siano a conoscenza di tutto l’Ordine, riguardo al complesso di progetti che sono stati finanziati e sostenuti dalle Province, i centri e le associazioni oppure da ONG dell’Ordine.

7. Proponiamo che il titolo possa essere “Ufficio di Missioni e Cooperazione Internazionale”.

8. Che si rinvigoriscano, controllino e rinforzino le dinamiche delle commissioni Interprovinciali.

 

 

4 – ASPETTI GIURIDICI

 

1. La Curia Generale incoraggerà le Province che si formano o si riorganizzano, secondo le necessità amministrative religiose, in accordo con la nostra legislazione.

2. Il Superiore Generale delegherà maggiori responsabilità ai Consiglieri Generali.

3. I Provinciali parteciperanno maggiormente al Governo Generale dell’Ordine.

 

CURIA GENERALIZIA

 

1 Fra Pascual PILES FERRANDO, sac. Superiore Generale

2 Fra Donatus FORKAN 1 Consigliere

3 Fra Emerich STEIGERWALD 2 Consigliere

4 Fra Luis María ALDANA VELÁZQUEZ, sac. 3 Consigliere

5 Fra Pietro CICINELLI 4 Consigliere

6 Fra Vincent KOCHAMKUNNEL 5 Consigliere

7 Fra Léopold GNAMI 6 Consigliere

PROVINCIA ROMANA

8 Fra Angelico BELLINO, sac. Provinciale

9 Fra Giuseppe MAGLIOZZI 1 Vocale

10 Fra Elia TRIPALDI, sac. 2 Vocale

PROVINCIA LOMBARDO-VENETA

11 Fra Sergio SCHIAVON Provinciale

12 Fra Marco FABELLO 1 Vocale

13 Fra Salvino ZANON, sac. 2 Vocale

PROVINCIA FRANCESE

14 Fra Aloïs MICHEL Provinciale

15 Fra Mathieu SISAHAYE 1 Vocale

16 Fra Alain-Samuel JEANCLER 2 Vocale

PROVINCIA AUSTRIACA

17 Fra Paulus KOHLER Provinciale

18 Fra Pius VOLK 1 Vocale

19 Fra Ulrich FISCHER 2 Vocale

PROVINCIA BAVARESE

20 Fra Rudolf KNOPP Provinciale

21 Fra Benedikt HAU 1 Vocale

22 Fra Donatus WIEDENMANN 2 Vocale

DELEGAZIONE GENERALE DI SILESIA

23 Fra Karol SIEMBAB Delegato Generale

PROVINCIA ANDALUSA

24 Fra José Ramón PÉREZ ACOSTA Provinciale

25 Fra José Luis MUÑOZ MARTÍNEZ 1 Vocale

26 Fra Ángel LÓPEZ MARTÍN 2 Vocale

PROVINCIA BOEMO-MORAVA

27 Fra Adalbert MÁLEK, sac. Provinciale

PROVINCIA POLACCA

28 Fra Krzysztof FRONCZAK Provinciale

29 Fra Hubert MATUSIEWICZ, sac. 1 Vocale

30 Fra Damian WASYLEWICZ, sac. 2 Vocale

 

I PARTECIPANTI AL LXVI CAPITOLO GENERALE

 

PROVINCIA PORTOGHESE

31 Fra José Paulo SIMÕES PEREIRA Provinciale

32 Fra José NUNES DORGUETE, sac. 1 Vocale

33 Fra Augusto VIEIRA GONÇALVES 2 Vocale

PROVINCIA ARAGONESE

34 Fra Joaquim ERRA i MAS Provinciale

35 Fra Jesús ETAYO ARRONDO, sac. 1 Vocale

36 Fra José Luis FONSECA BRAVO 2 Vocale

37 Fra José Luis GARCÍA IMAS 3 Vocale

PROVINCIA DI CASTIGLIA

38 Fra José María BERMEJO DE FRUTOS, sac. Provinciale

39 Fra Miguel Ángel VARONA ALONSO 1 Vocale

40 Fra Víctor MARTÍN MARTÍNEZ 2 Vocale

41 Fra José María CHÁVARRI IMAÑA 3 Vocale

PROVINCIA IRLANDESE

42 Fra Fintan BRENNAN-WHITMORE, sac. Provinciale

43 Fra Laurence KEARNS 1 Vocale

44 Fra Kilian KEANEY 2 Vocale

DELEGAZIONE GENERALE CANADESE

45 Fra Marcellus CORKERY Sostituisce

il Delegato Generale

PROVINCIA DI COLOMBIA

46 Fra Carlos Mario RENDÓN DÍAZ Provinciale

47 Fra Jairo Enrique URUETA BLANCO 1 Vocale

48 Fra Raúl Armando OSÉS ORTEGA 2 Vocale

PROVINCIA INGLESE

49 Fra John MARTIN Provinciale

50 Fra Robert MOORE, sac. 1 Vocale

51 Fra Stanislaus NEILD, sac. 2 Vocale

PROVINCIA AUSTRALIANA

52 Fra Peter BURKE Provinciale

53 Fra Bernard BOROMANE 1 Vocale

54 Fra Brian O’DONNELL 2 Vocale

PROVINCIA DEGLI STATI UNITI

55 Fra Stephen de la ROSA Provinciale

56 Fra Pablo LÓPEZ ESTRELLA 1 Vocale

57 Fra Edward MCENROE 2 Vocale

DELEGAZIONE GENERALE RENANA

58 Fra Andreas HELLERMANN Delegato Generale

PROVINCIA DEL VIETNAM

59 Fra Joseph TRAN VAN THONG Provinciale

60 Fra Mathew TRAN ÑOAN PHI 1 Vocale

61 Fra Peter NGUYEN MONH THANG 2 Vocale

XXXIV

INSERTO FATEBENEFRATELLI N° 4 2006

PROVINCIA SUDAMERICANA SETTENTRIONALE

62 Fra Enrique MIYASHIRO MIYAGE Provinciale

63 Fra Valentín MORENO BELLO 1 Vocale

64 Fra Isidro VÁZQUEZ ZAMORA 2 Vocale

PROVINCIA DEL MESSICO E AMERICA CENTRALE

65 Fra Daniel Alberto MÁRQUEZ BOCANEGRA Provinciale

66 Fra César SÁNCHEZ GONZÁLEZ 1 Vocale

67 Fra José Tomás SALAS CASTILLO, sac. 2 Vocale

PROVINCIA SUDAMERICANA MERIDIONALE

68 Fra Hermit Igor AGUAYO GARCÉS Provinciale

69 Fra Nivaldo HERNÁNDEZ DÍAZ, sac. 1 Vocale

70 Fra Gustavo MUCHIUTTI PANOZZO 2 Vocale

PROVINCIA AFRICA-MISERICORDIA

71 Fra Patrick NSHAMDZE Provinciale

72 Fra Robert CHAKANA 1 Vocale

73 Fra Nicholas MUE 2 Vocale

DELEGAZIONE GENERALE AFRICA-PAMPURI

74 Fra Dabarou Boniface SAMBIENI Vocale

DELEGAZIONE GENERALE AFRICA-MENNI

75 Fra Jesús Antonio LABARTA VAL Delegato Generale

76 Fra Emilio VAHIRE Vocale

PROVINCIA INDIANA

77 Fra Benedict NADAYIL Provinciale

78 Fra Yanka SHARMA 1 Vocale

79 Fra Pius MANITHOTTIYIL 2 Vocale

PROVINCIA COREANA

80 Fra Pio CHANG Provinciale

81 Fra Thadu KANG 1 Vocale

82 Fra Andrew KIM 2 Vocale

 

COLLABORATORI

1 Sig. Giovanni ROBERTI Provincia Romana

2 Sig.ra Giuseppina ASSI Provincia Lombardo-Veneta

3 Sig. Patrick THIRION Provincia Francese

4 Sig. Peter KÖLTRINGER Provincia Austriaca

5 Sig. Bernd PETER Provincia Bavarese

6 Sig. Alfonso MORAL BERRAL Provincia Andalusa

7 Sig. Marek KROBICKI Provincia Polacca

8 Sig.ra Susana QUEIROGA Provincia Portoghese

9 Sig. Francesc PÉREZ i SARRADO Provincia Aragonese

10 Sig. Pablo CARRILLO ROBLES Provincia di Castiglia

11 Sig.ra Deirdre REECE Provincia Irlandese

12 Sig.ra. M. Paz AZULA GRANADA Provincia di Colombia

13 Sig. Mike PARR Provincia Inglese

14 Sig. Andrew MCPHEE Provincia Australiana

15 Sig. John WILLIAMS Provincia degli Stati Uniti

16 Sig. Rafael Gregory TOVAR QUISPE Provincia Sud. Settentrionale

17 Sig. Juan Antonio PLASCENCIA Provincia del Messico e A.C.

18 Sig.ra Silvia Esther SERRA Provincia Sud. Meridionale

19 Sig. George ASAMOAH ADDO Provincia Africa-Misericordia

20 Sig. Jacob MATHEW Provincia Indiana

21 Sig.ra Maria LEE Provincia Coreana

 

della COMMISSIONE PREPARATORIA

1 Sig. Salvino LEONE

 

MODERATORE

1 Sig. Alvaro Díaz

 

DISCERNIMENTO PER LE ELEZIONI

1 Suor Helena O’Donoghue

 

SEGRETERIA

1 Segretario del Capitolo: Fra Giancarlo Lapic’

2 Sig. Klaus Mutschlechner

3 Sig.ra Silvia Farina

4 Sig.ra Chiara Donati

5 Sig. Pietro Cacciarelli

6 Sig. Augusto Fabbroni

7 Sig. Mario Ceccarini

8 Sig. Marco Ceccarini

9 Sig. Fabrizio Petruccioli

10 Medico

 

INTERPRETI

1 Sig.ra Serenella Bronzini Italiano

2 Sig.ra Elfie Perkhofer Italiano

3 Sig.ra Isabel Castilla Spagnolo

4 Sig.ra Daniela Cincotti Spagnolo

5 Sig.ra Frédérique Fidao Inglese

6 Sig.ra Valeria Guglielmi Inglese

7 Sig.ra Kathleen Elslander Francese

8 Sig.ra Silvia Mendez Francese

9 Sig.ra Elisabeth Heinisch Tedesco

10 Sig. André Hardt Tedesco

11 Sig.ra Malgorzata Ekes Polacco

12 Sig.ra Urszula Jasinska Polacco

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